A distanza di qualche mese dalla sua ultima partita, Fiorentina-Inter, Edoardo Bove ha scelto di tornare a parlare della difficile situazione che ha vissuto, a seguito del malore che lo ha colpito in campo. Il centrocampista, di proprietà della Roma e in prestito alla Fiorentina, ha deciso di esporsi di nuovo, dopo averlo fatto anche al Festival di Sanremo. Durante l’intervista, ha affrontato il tema della lontananza forzata dai campi, della paura di non poter tornare a giocare, e dei suoi ricordi più belli con la maglia della Roma. Bove si è raccontato al podcast BSMT di Gianluca Gazzoli. Ecco le sue dichiarazioni:
Come stai?
“Bene, al momento sto cercando di reinventarmi, sto facendo tante cose”.
La tua esperienza al Festival di Sanremo.
“È stata un’emozione grandissima. Avevo bisogno di rivivere un po’ di ansia. Dico spesso che sono dipendente dall’adrenalina: non potendo viverla sul campo, cerco di trovarla in altri modi. Sanremo è stata una sensazione unica. Quando salivo le scale dell’Ariston mi mancava quasi l’aria. Un po’ strano, perché non avevo mai sentito una pressione simile a quella di giocare davanti a 80 mila persone, ma quella di dover parlare in pubblico. La parte più difficile era cercare di essere chiaro, trasmettere il messaggio, mettendomi in gioco e rimanendo me stesso. Spero di non aver fatto perdere troppo tempo alla serata (ride, ndr)”.
Come ti sei sentito dopo il malore?
“Quando le persone mi guardavano, vedevo nei loro occhi un’espressione di pena. All’inizio mi dava fastidio, ma poi ho capito quanto questo episodio avesse spaventato tutti, e quanto fossero felici di vedermi. È stato lì che ho realizzato la gravità di quello che è successo. Quando mi sono svegliato in ospedale non capivo cosa fosse successo e ho voluto riguardare il momento in cui ho perso i sensi. Inizialmente, non mi dava fastidio, ma col passare del tempo, rivedere quelle immagini mi ha turbato. Ho avuto la sensazione che mi stessero facendo fare un passo indietro nel mio recupero, anche dal punto di vista mentale. Mi sono venuti in mente pensieri come: ‘Perché proprio a me? Perché gli altri possono giocare e io no?’. Ma subito dopo ho realizzato quanto fossi stato fortunato, e per questo, a volte, mi sento in colpa quando mi faccio queste domande”.
Cosa ricordi di quel Fiorentina-Inter?
“Ricordo il primo quarto d’ora, poi quando Lautaro ha segnato e il gol è stato annullato. Già in quel momento sentivo un po’ di giramenti di testa, pur avendo il battito cardiaco regolare. Poi mi sono abbassato e, quando mi sono rialzato, sono crollato. Non ho mai sentito nulla al petto. Mi sono svegliato in ospedale senza ricordare nulla. Mi hanno detto che in ambulanza sono stato abbastanza agitato, ma io non ricordo nulla. È incredibile come il nostro cervello decida cosa ricordarsi e cosa no”.
Sulla Fiorentina.
“I miei compagni hanno vissuto un’esperienza che difficilmente si toglieranno dalla testa. La squadra ha cominciato a perdere delle partite, ma è comprensibile: certi episodi ti restano dentro. Ognuno di loro mi ha raccontato cosa ha vissuto. Quando sono tornato al Viola Park, mi ha fatto tanto male, perché avrei voluto essere lì, come prima, a giocare normalmente”.
Le soddisfazioni più grandi e il tuo percorso nel calcio.
“Ho capito che il calcio sarebbe stato il mio lavoro alla fine del mio percorso in Primavera. Per me è sempre stato un gioco, una passione. Forse sono arrivato a certi risultati proprio grazie alla mia spensieratezza. Uno dei giorni più importanti è stato scoprire di far parte della prima squadra della Roma: ho capito di avercela fatta. L’esordio? E’ stato sia un traguardo che un punto di partenza”.
I giocatori che ti hanno dato il benvenuto tra i grandi?
“Mancini, Pellegrini, Cristante e Dybala mi hanno dato tanti consigli all’inizio. Ma penso sia ciò che succede in ogni ambiente lavorativo. Le dinamiche di uno spogliatoio sono molto più semplici di quanto uno pensi. Gli allenatori poi sono stati fondamentali nella mia crescita. De Rossi? Io ho avuto il papà Alberto in Primavera e Daniele in prima squadra. Lui è molto portato per fare l’allenatore e sono convinto che farà una grande carriera”.
