ELIANA GARROCINI – Intervenuta in esclusiva ai nostri microfoni, Eliana Garrocini, mental coach che lavora con tanti calciatori da diversi anni, ha parlato della nostra Serie A ma anche della Roma.
Ciao Eliana, ci spieghi intanto la tua professione..
“Io sono una mental coach con oltre 16 titoli di formazione, ho fatto dei stage nei Paesi Bassi, in Svizzera e in Italia. Ho lavorato con tanti calciatori, dai 14enni fino ai professionisti così come scouting e manager. Ho fatto parte di progetti importanti con l’aiuto di Cafù, credo fermamente che il calcio abbia bisogno di questo lavoro, per capire di vero quello che loro possono fare. Sia a livello di bontà, talento come dono, e sia essere un punto di riferimento per le generazioni. Lavoro sul marketing personale del calciatore, sulla mentalità vincente portando autostima e comportamenti di successo”.
Parliamo di Cafù..
“Con lui sono stata in occasione di un progetto importante dove si lavorava per la mentalità di un club in Brasile. Tramite il suo aiuto siamo riusciti a fare belle cose e ad aiutare i bambini”.
Sulla Serie A..
“E’ qualcosa di meraviglioso e bello da vedere, anche se ci metterei ancora di più alta performance con i calciatori che saranno così degli idoli da seguire per il futuro”.
Hai conosciuto anche David Neres..
“Lui l’ho conosciuto all’Ajax. Ha un’energia e un’allegria contagiosa. E’ un ragazzo che lavora molto bene in campo e sono sicura che in Olanda ha imparato molto da sè stesso sia in maniera che personale che professionale”.
Anni fa proprio Mattia Perin, elogiò il suo ruolo..
“Nel calcio moderno la preparazione mentale è importante tanto quella fisica e tecnica. E’ una figura che aiuta a sviluppare la consapevolezza e la mentalità vincente, aiuta a gestire la pressione e a dare fiducia. Lavora sulla motivazione profonda, gestione degli errori e del fallimento. Questo è molto importante, non è un lusso ma una necessità per chi vuole arrivare ad alti livelli”.
In Italia quanto è poco usato il tuo lavoro?
“Posso affermare che il lavoro mentale è oggi uno degli elementi più determinante per un giovane calciatore che vuole arrivare ad alti livelli. In Italia il calcio sta vivendo un momento di evoluzione, ci sono club, academy,osservatori, che cercano calciatori completi, non solo forti ma che sono anche maturi e disciplinati. Riusciamo a preparare calciatori per pressioni ad alto livello, accelerare la propria crescita così come i momenti di transizione per esempio dai professionisti al ritiro. Dipende tutto dal professionista, non basta solo allenarsi ma bisogna preparare la mente ogni giorno e in modo singolo”.
Ci racconti una tua esperienza calcistica che ti è rimasta impressa..
“Ne ho avuta una bellissima, non posso dire il nome ma si tratta di un ragazzo che è stato buttato da un campionato importante in Germania e che aveva dei comportamenti aggressivi, anche se era molto educato. Lavorando con lui siamo riusciti a capire la sua questione emotiva e alla decima seduta sono riuscito a farlo diventare un esempio dentro e fuori dal campo. E’ passato da aggressivo a un punto di riferimento, sono fiero di aver fatto una cosa così. Posso aggiungere una cosa?”
Prego..
“Ho avuto un altro episodio di un calciatore in Brasile a fine carriera e che aveva finito i soldi. Non riusciva a gestire le emozioni e risolveva tutto con i soldi. Non c’era fiducia in lui. Dopo un lavoro personale che abbiamo fatto ha capito che non doveva avere ma essere e oggi è un imprenditore che oggi ha un progetto nel mondo del calcio e che assiste 300 bambini nel modo eccellente”.
Manca sempre meno alla ripresa della Serie A. Due motivatori oggi potrebbero lottare per la testa della classifica, Max Allegri e Antonio Conte. Hai una preferenza? “Tra loro c’è una rivalità normale, sono due allenatori molto notevoli. I risultati parlano per loro, dove ci sono quelli non ci sono argomenti. E’ abbastanza chiaro. Allegri è un allenatore molto forte e con una struttura definita, un leader con strategie e serenità ma soprattutto lui punta sempre ad una questione mentale”.
Conte? “Lo vedo più con spirito di combattimento, rischia di sballare l’equilibrio. Mi sarebbe piaciuto essere il suo mental coach, forse potevo aiutare a sostenere il suo gruppo con l’intelligenza emotiva, con la mentalità vincente ma soprattutto con leggerezza. Conte è un signore sia nel calcio che nella vita, un modello di affettività e strategia, ha valori e credo che abbia studiato qualche forma di mental coach di nascosto. Ha una forma molto intelligente di lavorare per la generazione moderna ma soprattutto per cambiare la storia delle squadre. Mi piace molto, è per questo che è un top e i calciatori non vogliono lasciarlo partire”.
