Hanno detto

Gasperini: “Dybala come la freisa. Dobbiamo migliorarci, ogni giorno di più”

GIAN PIERO GASPERINI DA INDICAZIONI A PAULO DYBALA PRIMA DI ENTRARE IN CAMPO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

GASPERINI – Gian Piero Gasperini ha sempre mantenuto un legame profondo con i luoghi che hanno segnato la sua vita da calciatore e allenatore. Dai suoi viaggi in tutta Italia nascono anche i suoi piatti del cuore: le cassate di Palermo, gli arrosticini e la frittura di paranza gustati sul lungomare di Pescara, le verdure fresche — soprattutto peperoni e patate — a Crotone. Poi il polpettone genovese e i casonsèi de Berghem, la pasta ripiena tipica di Bergamo. Ora che vive a Roma e siede sulla panchina giallorossa, resta da scoprire quale piatto romano entrerà nella sua personale tradizione.

Mister, qual è il suo piatto preferito?
Gli agnolotti al ragù piemontese. Li porto nel cuore fin da bambino: ricordo mio padre che tirava la pasta e mia madre che preparava il ripieno d’arrosto. In casa nostra erano il piatto delle feste, simbolo di famiglia e tradizione.”

Si cimenta ai fornelli?
A dire la verità, no! Il primo anno da calciatore a Palermo spesi appena duemila lire di gas… non avevo mai acceso i fornelli!

Qual è la dieta ideale per un calciatore di oggi?
Oggi c’è molta più attenzione rispetto ai miei tempi. Il calcio moderno richiede atleti completi: il controllo del grasso corporeo è fondamentale. Le società hanno nutrizionisti, pasti al centro sportivo e, spesso, anche chef personali per i giocatori. È un modo per mantenere equilibrio e salute, anche fuori dal campo.”

Quando nasce il suo amore per la natura?
Fin da piccolo. Con mio padre sognavamo un posto immerso nel verde, ma il calcio ci ha sempre tenuti lontani. Durante la pandemia, con mia moglie Cristina e i miei figli, abbiamo finalmente realizzato quel sogno acquistando una cascina attiva nella produzione di vini dagli anni ’80.”

E il suo vino preferito?
I vini di Cascina Gilli, naturalmente: Freisa, Nebbiolo, Barbera e la dolce Malvasia di Schierano. Ma ciò che conta davvero è valorizzare il potenziale del territorio.”

In cantina come nello spogliatoio: qual è il segreto di un buon gruppo?
Avere persone valide, corrette e unite. Che si tratti di calcio o di vino, è sempre il lavoro di squadra a fare la differenza.”

In un gruppo ci vuole anche qualche fuoriclasse come la Freisa o come Dybala? “Assolutamente sì. I campioni sono importanti, ma oggi il fuoriclasse non è mai fine a se stesso. È sempre un elemento che lavora per la squadra, che dà un valore aggiunto al gruppo”.

Come si fa a portare un vino in Champions?

“In questo come sempre è la gente che decide, in base al proprio apprezzamento. Non siamo noi che decidiamo dove andare o che direzione far prendere a un prodotto. Noi dobbiamo pensare a fare le cose al meglio, sempre migliorandoci, ogni volta di più. Ma dopo è la valutazione della gente la cosa più importante, che fa la differenza“.

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