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Roma-Napoli, orgoglio e rimpianti al Maradona. Malen è un uragano, ma i cambi frenano il sogno

L’ESULTANZA DI MALEN DOPO IL GOL ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

ROMA-NAPOLI – Il “Derby del Sud” di ieri sera ci ha restituito una Roma dominante, capace di guardare negli occhi i Campioni d’Italia e di accarezzare l’impresa per lunghi tratti. Il 2-2 finale contro il Napoli di Conte è un risultato che esalta la crescita dei giallorossi, ma che porta con sé un retrogusto di occasione sprecata, specialmente per le scelte fatte nel momento cruciale della sfida.

Roma-Napoli, l’uragano Donyell: una doppietta da record

L’Olimpico lo ha già eletto suo beniamino, e ieri il Maradona ne ha scoperto la ferocia. Donyell Malen ha letteralmente mandato in tilt la difesa azzurra: un gol lampo al 7′ su assist del debuttante Zaragoza e un rigore glaciale al 71′ per il momentaneo 1-2. L’olandese è in uno stato di grazia assoluto: 5 gol in 5 partite, una media che profuma di leggenda. La sua capacità di puntare l’uomo e creare superiorità numerica è stata la spina nel fianco costante di Rrahmani e Buongiorno.

Roma-Napoli, il paradosso dei cambi: Perché togliere l’uomo della provvidenza?

Se la Roma è stata bella e “gasperiniana” per 70 minuti, il finale ha sollevato un polverone. Con il vantaggio in mano e un Malen che sembrava inarrestabile, la scelta di richiamarlo in panchina al 72′ per inserire Robinio Vaz è apparsa ai più come un eccesso di prudenza o, forse, un calcolo sbagliato. Togliere il terminale offensivo più pericoloso della partita ha tolto pressione alla difesa del Napoli, permettendo alla squadra di Conte di riversarsi in avanti senza più la paura di subire il contropiede letale dell’olandese. Non è un caso che, dieci minuti dopo l’uscita di Malen, sia arrivata la beffa firmata Alisson Santos. In una partita così, l’uomo più in forma andrebbe lasciato in campo fino all’ultimo respiro; privarsene è stato come togliere il motore a una macchina che stava volando.

Roma-Napoli, le note liete: Ghilardi e il carattere del gruppo

Oltre ai rimpianti, restano le certezze. Daniele Ghilardi ha giocato un’altra partita da colosso, limitando un Hojlund apparso nervoso e impreciso. Anche il centrocampo, orfano di Koné ma guidato da un Pisilli coraggioso, ha tenuto botta contro la fisicità del Napoli. La Roma ha dimostrato di essere “da Champions” nello spirito e nel gioco, dominando il possesso palla e non lasciandosi intimidire dall’inferno del Maradona.

Roma-Napoli, il verdetto: grandi, ma serve più cinismo gestionale

Uscire da Napoli con un punto è un segnale di forza, specialmente per come è arrivato. La Roma è ora quarta in solitaria, avendo guadagnato un punto sulla Juventus. Ma se si vuole davvero ambire al podio, bisogna imparare a chiudere queste partite. Gasperini ha creato una macchina quasi perfetta, ma ieri la sensazione è che si sia “auto-limitato”. Con un pizzico di audacia in più nella gestione dei cambi — leggasi: lasciare Malen a terrorizzare gli avversari fino al 90′ — oggi staremmo parlando di un colpo scudetto.

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