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Udinese-Roma, Gasperini: “Non è stata una bella partita, non pensavo a queste difficoltà. Contento degli acquisti di Malen e Zaragoza”

GIAN PIERO GASPERINI DUBBIOSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

UDINESE-ROMA GASPERINI – Intervistato ai microfoni di Sky Sport, Gian Piero Gasperini, tecnico della Roma, ha commentato la sconfitta arrivata contro l’Udinese. Queste le sue parole:

È difficile giocare contro una squadra così fisica, che vince spesso i duelli. Forse serviva portare avanti una proposta di maggiore qualità: cosa è mancato oggi?
«Sì, ovviamente non è facile. È mancato un po’ di precisione nelle giocate negli ultimi sedici metri e anche un pizzico di fortuna nel finale, per questione di centimetri. Anche il gol preso, insomma, ha contribuito a dare la sensazione di una serata non fortunata. Però questa è una squadra che anche da partite di questo tipo trae insegnamenti, si mette alla prova e trova la forza per migliorarsi sempre».

Oggi due occasioni pericolose con Masta al 72’ e poi al 91’ con Mancini. Questo salto all’indietro da cosa dipende secondo te? Riesci a riconoscerne i motivi?
«Era una partita molto chiusa. Anche loro hanno avuto due tiri dalla distanza, altrimenti era difficile per entrambe le squadre, non solo per noi. Sicuramente, sotto il profilo tecnico, non è stata una partita bella. Noi c’eravamo probabilmente di più. Non siamo riusciti a concretizzare, ma per me non sono solo due occasioni: quando porti quattro, cinque, sei uomini dentro l’area, poi magari non si conclude con il tiro. Penso che noi abbiamo fatto molto di più».

Chiamiamola un incidente di percorso: una sconfitta che può starci contro una squadra forte come l’Udinese. Fino a che punto sei contento del mercato fatto dalla società?
«Condivido la tua analisi sulla partita. Questi sono campi difficili: a questi livelli puoi vincere, ma puoi anche perdere, come è successo questa sera. Il mercato si è chiuso e adesso abbiamo questi quattro mesi davanti. Di sicuro non pensavo si incontrassero tutte queste difficoltà nell’inserire giocatori di ruolo, ruoli che stiamo cercando fin dall’estate. Evidentemente le difficoltà sono state parecchie. Adesso cercheremo di fare il massimo: è arrivato comunque Malen, è arrivato adesso Zaragoza, che sicuramente ci daranno una mano. Poi ci sono anche dei ragazzi giovani, sui quali cercheremo di lavorare e ottenere il massimo».

Se il mercato fosse aperto, farei intervenire Di Marzio.
«No… vi prego basta (ride, ndr). Chiudete tutto».

Per fortuna il mercato è finito, almeno per noi. Per voi allenatori però no, perché dovete inserire i giocatori. C’è magari un’operazione, un giocatore, un rimpianto: qualcosa che avresti voluto e non sei riuscito a portare in squadra?
«No, no, guarda, sono stati fatti decine di nomi. Io sono molto contento perché, in pochissimo tempo, si è creata la possibilità di Malen e poi, negli ultimi due giorni, anche quella di Zaragoza. Il mercato di gennaio mi rendo conto che non è mai facile, però è così, è andata così. Questi due giocatori sicuramente ci aiuteranno. Poi sono arrivati ragazzi come Venturino, come Vaz, ma questi rappresentano il futuro: non possiamo pensare in questo momento che possano essere competitivi per traguardi così alti. L’importante è non avere infortuni, questa sarebbe la cosa più importante, riuscire a recuperare Dybala, Koné e qualche altro giocatore che abbiamo ancora fuori. Poi continueremo nel percorso che abbiamo fatto fino ad adesso, perché questo è un gruppo che sicuramente lavora».

Le competizioni aumentano e quindi ci sono sempre più gare. L’unico aspetto negativo sono gli infortuni, che per il 90% avvengono in partita e non in allenamento. Credi ci sia una causa precisa?
«Il gioco del calcio porta inevitabilmente a farsi male. Gli stiramenti muscolari esistono da sempre, così come le distorsioni alle ginocchia e alle caviglie. Oggi sono forse un po’ più frequenti perché si gioca il doppio delle partite, ma probabilmente, se si va a vedere la percentuale, gli infortuni sono sempre stati questi: sublussioni, contusioni, problemi alle ginocchia e alle caviglie. La scienza non è mai riuscita a dimezzare i tempi di recupero: quando c’è una lesione muscolare servono almeno tre settimane, come succedeva anni fa. Oggi ci sono diagnosi molto più precise e talvolta anche un po’ di sfortuna, che porta a fermare i giocatori per problemi apparentemente minori, e questo è un tema. Le partite giocate sono tante, è chiaro: è quello che vogliono le televisioni e la gente, e quindi si va avanti su questo sistema. I rischi sono questi, effettivamente. Però non c’è nulla che dimostri con certezza che facendo diversamente non ci si faccia male: è una constatazione statistica, ma non una certezza assoluta».

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