DONI – Alexander Marangon Doni, ex portiere della Roma dal 2005 al 2011, ha parlato in un’intervista pubblicata oggi su La Gazzetta dello Sport, ricordando la sua esperienza con i giallorossi. Ecco le sue dichiarazioni.
Se nomino Roma le cambia lo sguardo. Ci ha lasciato il cuore?
“La considero casa. Mi sono innamorato della città non appena ho visto il Colosseo. Poi la Roma, i tifosi, l’Olimpico. Un sogno”.
Spalletti la buttò dentro per la prima volta in un derby. Un battesimo di fuoco.
“Era il 23 ottobre 2005, pareggiamo 1-1. Io non avevo mai giocato prima in campionato, fu incredibile esordire in una partita così. Avevo 26 anni, mi passò davanti tutto il percorso fatto fino a quel momento”.
Con Spalletti c’è stato un bel feeling. È stato il migliore mai avuto?
“Sì. Un genio. Luciano è una persona vera, diretta. Ti dice le cose in faccia. Era meglio non farlo arrabbiare, poteva pure prenderti a schiaffi. Quando urlava faceva tremare i muri di Trigoria.”.
Vi siete divertiti in quegli anni.
“Eccome. Avevamo un super gruppo, composto da tanti brasiliani. Ci sentiamo ancora spesso, sono amicizie che ti porti per la vita. In spogliatoio ogni giorno ne succedeva una. Quanto abbiamo riso con Totti e De Rossi”.
Un aneddoto con Totti?
“Francesco era un fenomeno, in campo e fuori. Era sufficiente uno sguardo per infonderci sicurezza. È un brasiliano mancato, ha colpi che ho visto fare solo a Ronaldinho e Kakà. Poi uscivamo ed era uno show continuo. Una sera offrì mille euro a un cameriere per saltare in piscina in mutande e urlare come Tarzan. Ancora rido se ci penso”.
Dal punto di vista personale, a Roma ha trovato un ambiente particolare.
“È una piazza stupenda, ma con spigolosità. Le radio spesso dicevano cose non vere su di me: che creavo problemi, che volevo andare via, che non ero professionista. Tutte falsità. Per fortuna avevo un gruppo meraviglioso che mi sosteneva. Lo disse anche De Rossi: chiedeva di smetterla di inventare storie false.”.
Ranieri le fece pagare l’aver accettato una convocazione in nazionale?
“Con Ranieri non ho mai avuto un grande rapporto. Io stavo bene e non me la sentivo di rinunciare alla nazionale: c’era il Mondiale. Tornato a Roma, nessuno mi ha più considerato. Facevo il quarto portiere, mi allenavo a parte. Non mi è stata mai data una spiegazione”.
Le capita di tornare a Roma?
“Meno di quanto vorrei. Mio fratello Joao e mia sorella vivono lì. Tornerei per mangiare una carbonara fatta come si deve. Sono legatissimo alla città e alla gente, ho ricordi fantastici”.
