18 Settembre 2026
Roma
Hanno detto

Di Francesco ricorda lo Scudetto 2001: “Batistuta trascinatore, Totti il nostro punto di riferimento”

EUSEBIO DI FRANCESCO PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

DI FRANCESCO –  Venticinque anni dopo, il ricordo è ancora vivido. Lo Scudetto del 2001 continua a occupare un posto speciale nel cuore dei tifosi romanisti e di chi quel trionfo lo ha vissuto da protagonista. Nel giorno dell’anniversario della conquista del terzo titolo della storia giallorossa, Eusebio Di Francesco è tornato indietro nel tempo ai microfoni di Radio Romanista, ripercorrendo emozioni, aneddoti e retroscena di una stagione entrata nella leggenda. Dall’importanza di Capello alla leadership di Batistuta e Totti, fino al legame ancora fortissimo con quel gruppo.

Cosa ti viene in mente ripensando a quel giorno di 25 anni fa?

“È stata una giornata irripetibile, qualcosa di unico e storico per tutti noi. Personalmente non ero tra i protagonisti assoluti in campo a causa dell’infortunio, ma le emozioni vissute restano indescrivibili. Ricordo la festa, la gioia, ma anche un pizzico di timore nel finale per l’invasione di campo dei tifosi. In realtà, però, quello Scudetto non si può ridurre a una sola giornata: è stato il risultato di un percorso lungo un anno. Non eravamo partiti nel migliore dei modi, ma pian piano si è costruito un gruppo vero. Capello è stato determinante, ha dato equilibrio e mentalità a una squadra che ne aveva bisogno. Ancora oggi, quando ci sentiamo, mi ripete quanto fossi importante all’interno dello spogliatoio.”

Quando avete attraversato il momento più difficile della stagione, cosa vi ha permesso di restare compatti?

“Le basi erano state gettate già durante il ritiro negli Stati Uniti. Lì si crea quella conoscenza reciproca che poi ti aiuta nei momenti complicati. Ci siamo detti che ognuno avrebbe dovuto dare qualcosa in più. Batistuta, sotto questo aspetto, è stato fondamentale: aveva una cattiveria agonistica contagiosa e una determinazione straordinaria. Era uno dei leader del gruppo. Noi eravamo una squadra unita, senza invidie o gelosie. Esistevano delle gerarchie naturali, riconosciute da tutti. Se avevo bisogno di una giocata decisiva, sapevo che potevo affidarmi a Totti. Inoltre c’era la motivazione extra di riscattare la delusione dell’anno precedente, quando lo Scudetto era andato alla Lazio. E sopra tutto questo c’era la guida di Capello, che ci ha indicato la strada.”

Tra le grandi imprese europee della Roma c’è sicuramente il 3-0 al Barcellona. Che ricordo hai di quella serata?

“Quella partita è stata il culmine di un percorso. Spesso ci si dimentica che prima c’era stato anche il 3-0 al Chelsea, un’altra impresa straordinaria. Il mio unico rimpianto riguarda il secondo anno: meritavamo di andare avanti e invece non ci siamo riusciti. Quello è stato anche un momento particolare della mia carriera, una fase di difficoltà in cui probabilmente avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse a trovare la forza per andare avanti.”

De Rossi una volta disse: ‘Senza Eusebio in panchina non avremmo mai eliminato il Barcellona’.

“Fa davvero piacere sentire parole del genere. Arrivavamo da una settimana molto complicata, segnata dalle critiche dopo la partita contro la Fiorentina. Chi vive il calcio sa che queste situazioni fanno parte del gioco e non porto rancore a nessuno. In quella circostanza riuscimmo a preparare la sfida nel modo giusto, sia dal punto di vista tattico sia sotto l’aspetto comunicativo. Pochissimi credevano nella rimonta, ma io sì. E il mio compito era trasmettere quella convinzione ai giocatori.”

A distanza di tanti anni, siete ancora in contatto con quel gruppo dello Scudetto?

“Assolutamente sì. Abbiamo ancora una chat attiva dove ci scambiamo auguri e messaggi. I brasiliani sono i più divertenti: continuano a proporre reunion e partite tra vecchie glorie, ma ormai è dura per tutti (ride, ndr). Una bella cena la facciamo volentieri, per il resto serve un po’ più di fantasia. Nel frattempo sono diventati tutti appassionati di padel. In fondo è uno sport che richiede molta testa, e da questo punto di vista i calciatori partono avvantaggiati.”

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