18 Settembre 2026
Roma
Hanno detto

Candela: “Lo Scudetto con la Roma valeva più di qualsiasi cosa”

Foto tratta da Facebook

CANDELA –  Ci sono immagini che il tempo non riesce a sbiadire. Venticinque anni dopo l’ultimo Scudetto della Roma, Vincent Candela conserva ancora negli occhi il caos meraviglioso dell’Olimpico invaso dai tifosi, le notti infinite di festeggiamenti e il legame indissolubile con una squadra diventata leggenda. In un’intervista rilasciata a Il Messaggero, l’ex terzino francese ha ripercorso quei giorni indimenticabili, tra aneddoti esilaranti, ricordi di Fabio Capello e uno sguardo alla Roma di oggi. Ecco alcune delle sue dichiarazioni.

Vincent, cosa ricorda di quei momenti subito dopo il fischio finale?

“Quando l’arbitro fischiò la fine, vidi migliaia di persone riversarsi in campo. Qualche minuto prima mi ero spostato vicino alla panchina, ma non certo per scappare negli spogliatoi. Volevo vivere ogni secondo di quella festa. Sono rimasto lì a godermi quella follia collettiva. Ero felice, emozionato. Alla fine mi hanno lasciato in mutande, ma ne è valsa la pena.”

Capello, invece, sembrava decisamente meno sereno…

“Il mister era preoccupato. Temeva che tutta quella invasione potesse causare problemi e addirittura una sconfitta a tavolino. Anche noi avevamo capito il rischio e cercavamo di convincere i tifosi a lasciare il campo. Ma oggi, ripensandoci, mi vengono in mente soltanto immagini bellissime.”

C’è un episodio che ricorda con particolare affetto?

“Ne ho uno divertentissimo. Dopo giorni e giorni di festeggiamenti, mia moglie non ne poteva più e mi convinse a partire per le Bahamas. Scelsi un’isola minuscola, praticamente deserta. Pensavo di trovare pace e tranquillità. Appena arrivato al bungalow sento una voce: ‘Aò, ma tu sei Candela!’. Era uno dei tifosi romanisti più appassionati che abbia mai conosciuto. Alla fine passai la settimana a festeggiare con lui tra barbecue e racconti sulla Roma.”

Durante quella stagione avete mai avuto paura di perdere lo Scudetto?

“No, perché in realtà non ho mai avuto la certezza di vincerlo. Ho iniziato a sentirmi davvero tranquillo soltanto dopo il gol di Montella contro il Parma. Fino a quel momento tutto era ancora possibile.”

È un rimpianto che quella Roma abbia conquistato un solo Scudetto?

“Un po’ sì. Però bisogna ricordare il contesto: in quegli anni la Serie A era il campionato più competitivo e prestigioso del mondo. Vincere allora aveva un valore enorme. L’anno successivo avevamo tutte le carte in regola per ripeterci, ma alcuni risultati ci hanno impedito di riuscirci.”

Che effetto le fa sapere che sono passati 25 anni da quel 17 giugno 2001?

“Mi rende un po’ nostalgico. Ormai mi sento romano a tutti gli effetti e vorrei che i tifosi potessero rivivere quelle emozioni. Io le feste a Testaccio le ho vissute davvero, non me le hanno raccontate.”

La Roma di oggi, con Gasperini, può sognare un percorso simile?

“Me lo auguro. Sono una persona concreta: intanto ha riportato la Roma in Champions dopo tanti anni. Gasperini è un allenatore preparato, capace di valorizzare i giocatori e costruire gruppi forti. Per fare il salto definitivo e puntare allo Scudetto serviranno però anche grandi campioni e il sostegno della società. La direzione, comunque, è quella giusta.”

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