CREMONESE-ROMA – I Van, le facce assonate, gli autogrill e quella strana sensazione che è un mix di orgoglio, adrenalina e preoccupazione. Non importa quanto siano i km da fare, possono essere 200, 300, 400 o 1250 fino a Budapest, l’argomento è sempre lo stesso: la Roma. Affrontare lunghe distanze, spese, permessi di lavoro e restrizioni (spesso severe per i tifosi della Roma) solo per stare 90 minuti nel settore ospiti, simboleggia una fedeltà che va oltre il risultato sportivo. È una prova d’amore. Già, il settore ospiti, spesso odiato dalle altre tifoserie ma sempre ammirato e invidiato. Si percorrono i km che ti separano dallo stadio, spesso pensando che quei km li dovrai percorrere nel senso opposto ma non ti preoccupa la quantità, né le ore che passerai in macchina durante il viaggio di ritorno, sei preoccupato di quale sarà il tuo stato d’animo, quello stesso stato d’animo che ahimè ti cambia l’umore e decide da sempre come sarà la tua settimana. Sai perfettamente che se torni con una vittoria il viaggio di ritorno ti passerà in un lampo, lo passerai a commentare la partita, ascoltando le voci di “tutto il calcio minuto per minuto” sperando che anche gli altri risultati siano a favore di Roma. Poi si arriva e si comincia, si canta “ROMA ROMA ROMA” tra gli sguardi ammirati dei tifosi avversari (fidatevi spesso vado in tribuna in trasferta e vi assicuro che appena si canta l’inno partono foto, commenti e pelle d’oca”), e poi si spera, si urla, si gioisce. I 20 minuti che devi attendere prima di uscire, oggi, sono una delizia, anche se fa freddo, poi entri in macchina e “metti tutto il calcio minuto per minuto e vediamo se sta domenica migliora ancora”. Salutate la capolista, la domenica è migliorata.
Editoriali
Cremonese-Roma, senso di “Romanità” | La gara dello Zini raccontata da un tifoso giallorosso
- by Paolo Amici
- Novembre 24, 2025
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- 2 settimane ago
