18 Settembre 2026
Roma
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De Biasi: “Allenare la Roma? Magari, era un mio sogno”

I TIFOSI DELLA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

DE BIASI – Dalle varie tappe al sogno di allenare la Roma, passando per un giudizio sulla squadra giallorossa attuale. Gianni De Biasi è un tecnico che ha vissuto il mondo della sfera di cuoio in lungo e in largo e, in un’intervista a tutto campo rilasciata alla web radio di Romanews.eu, si è concesso a un’intervista a Tuttocampo. Dopo qualche esperienza da calciatore con Treviso, Inter, Reggiana, Pescara, Brescia, Palermo, Lanerossi Vicenza, ancora Treviso e Bassano Virtus, il tecnico nativo di Sarmede è passato alla conduzione tecnica. Si è prima fatto le ossa con le giovanili di Virtus Bassano e Vicenza e ha poi girato praticamente tutt’Italia sedendosi sulle panchine di Pro Vasto, Carpi, Cosenza, Spal, Modena, Brescia, Torino, Udinese. In mezzo anche alcune esperienze all’estero, prima con gli spagnoli del Levante, poi con la nazionale dell’Albania di cui ha anche la cittadinanza. E oltreconfine sono state anche le sue due ultime esperienze con gli iberici dell’Alaves e la nazionale dell’Azerbaijan. Con un rimpianto, non essersi mai seduto sulla panchina della Roma. Chi, quindi, meglio di lui che ha conosciuto molti differenti universi calcistici può parlare a trecentosessanta gradi di quanto sta riservando il mondo della sfera di cuoio?

De Biasi: “Allenare un club o una nazionale è diverso”

De Biasi riavvolge il nastro e pensa al periodo in cui la sua squadra ha messo sotto la Roma quando era sulla panchina del Modena: “Abbiamo fatto quattro punti con loro – dice – abbiamo vinto 2-1 all’Olimpico e ricordo il gol del pareggio con Dellas. Eravamo sotto dopo tre o quattro minuti e poi, grazie anche all’espulsione di Panucci, l’abbiamo portata a casa alla nostra terza in massima divisione”.  Dolceamaro è invece il suo rimembrar dell’esperienza in Albania dove, dice con soddisfazione,credo di avere dato anche un modo di lavorare” ma poi constata amaramente che “non c’era modo di crescere anche se mi volevano riconfermare”. Avendo sperimentato cosa sia allenare un club e cosa una nazionale, De Biasi si è fatto un’idea precisa delle differenze intercorrenti tra le due esperienze: “Il problema è che nel calcio ci si sposa senza conoscersi – premette – il rapporto tra allenatore e dirigenza può essere difficile, i conflitti nascono quando ci sono le difficoltà e lì vedi come ci si relaziona“. Uno dei suoi rammarici resta non avere potuto allenare la Roma. “Non l’ho mai allenata- dice – il fatto che non ho un procuratore non è positivo ma è una scelta che ho fatto nel 2022-23 quando ho vinto campionati e una Coppa Italia di serie C”. Il successo di quell’epoca lo portò a essere cercato da un’agenzia di cui però declinò l’offerta. Se la panchina giallorossa non l’ha mai neppure incrociata, però, questo non significa che della Roma non si sia fatto un’idea precisa. E, per esprimerla, mette in campo due esempi di modi di intendere il calcio dalla panchina, Claudio Ranieri e Josè Mourinho.Claudio – afferma – è un normal man, riesce a far diventare semplice cose che per gli altri sembrano difficili. Farlo in un ambiente che si gasa con passione è fondamentale. A me piace il fatto che lo faccia in tutte le lingue del mondo e che ha esperienza”. Dello Special One, invece, sostiene che “era un grande dal punto di vista della comunicazione e ha fatto vincere la Conference”. Anche della piazza giallorossa si è fatto un ritratto nitido e lo condensa in una formula precisa: “Nella vita bisogna capire che alcune cose nascono e finiscono, Totti ha giocato per venticinque anni ed è giusto che abbia smesso, a Roma c’è chi lo vorrebbe vedere giocare ancora. Io amo vivere queste cose come ci sono a Roma, bisogna però trovare sempre l’equilibrio. Nel calcio poi conta vincere e creare i presupposti per farlo”. E, giusto per ricordare che coronare quel sogno tinto di giallorosso gli sarebbe piaciuto tanto tanto, chiosa il tutto con un’esclamazione chiara: “Forza Roma”. Articolo a cura di Cristiano Comelli  

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