PAOLELLI – Intervistato in esclusiva ai nostri microfoni, Andrea Paolelli, ex calciatore della Roma Primavera e che nell’ultima stagione ha militato nell’Atletico Lodigiani, ha parlato dell’addio di Bruno Conti alla Roma, rilasciando queste parole e cioè su cosa ha rappresentato a Trigoria.
“Per me Bruno Conti rappresenta una persona speciale. Qualche mese fa a distanza di qualche anno per casualità ci siamo rincontrati sulle tribune durante una partita di suo nipote e ci siamo fatti una bella chiacchierata ricordando i bei momenti passati. Ho avuto la fortuna di giocare quattro anni nella Roma, dagli Allievi fino alla Primavera, vincendo anche uno Scudetto. Come Calciatore non ho avuto la possibilità di ammirarlo e vederlo giocare ma sapevamo tutti il suo passato da Campione, e cosa è stato per la Roma e per la Nazionale Italiana, ma quello che mi ha colpito di più, conoscendolo da vicino, è stata la sua umiltà”.
Paolelli su Bruno Conti: “Con le sue giocate rimanevamo a bocca aperta”

E poi ancora: “Ricordo con grande affetto quando, dopo i primi sei mesi passati a fare avanti e indietro tra Caprarola e Roma, sapendo le difficoltà che avevo negli spostamenti perché i miei genitori lavoravano, mi diede la possibilità di vivere nel convitto di Trigoria. Per me è stato un gesto che ha fatto davvero la differenza, sia come calciatore che come ragazzo. Non dimenticherò mai la sua vicinanza a noi ragazzi del convitto, lontani dalle nostre famiglie. Sapeva sempre come farci sentire a casa, con una parola, una risata o un consiglio. Era presente non solo come dirigente, ma soprattutto come persona. Ricordo bene anche tutte le volte che passava per i campi mentre ci allenavamo e con una facilità assurda con qualsiasi tipo di scarpe prendeva una palla, ci dichiarava prima le sue giocate e puntualmente rimanevamo a bocca aperta. Traverse, pali, gol da dietro la porta. Cose impensabili. Di Bruno porterò sempre con me il suo spessore umano, il modo in cui trattava qualsiasi dipendente indipendentemente dal ruolo e dall’importanza che potevano avere all’interno di Trigoria rispecchiava perfettamente il grande campione che è stato in campo. Persone così lasciano un segno che va ben oltre il calcio. Lui è stato il primo a credere in me, perché è stato lui a scegliermi insieme ai suoi collaboratori. Gli sarò sempre grato per quello che ha fatto per me e gli auguro il meglio per tutto ciò che verrà”.
